Israele, bambini eritrei nei “depositi”

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Eritrea, Asmara, l'ingresso di un nido nella zona periferica di Abba Shawl

Eritrea, Asmara, l’ingresso di un nido nella zona periferica di Abba Shawl

Israele, bambini eritrei nei “depositi”.

Una brutta storia. A farne le spese sono bambini eritrei sotto i tre anni.

Si legge nell’articolo del Corriere della Sera “bambini eritrei parcheggiati in depositi”.

Cinquanta, sessanta bambini per stanza. Restano lì per metà giornata, alcuni anche la notte.

Dipende da quanto “i turni da sguatteri tengono lontano i genitori”, si legge nell’articolo.

“Sguatteri” eritrei arrivati in Israele prima della costruzione del muro (2010). Hanno attraversato il Sinai, un viaggio faticoso e molto pericoloso.

Ragazzi, si legge, che fuggono dalla “dittatura che ad Asmara li costringe a prestare il servizio militare senza data di scadenza. L’Eritrea non è in guerra ma il presidente Isaias Afwerki sfrutta la propaganda di un altro possibile conflitto con l’Etiopia per schiavizzare attraverso la divisa l’intera popolazione”.

Il riferimento all’Etiopia, che in questo momento ha grossi problemi al suo interno, è in realtà da collegare al “servizio militare” più di quanto l’articolo spieghi.

Per intendersi, conquistata l’indipendenza (1991) l’Eritrea, per ricostruire il paese distrutto da 30 anni di guerra, stabilisce che tutti i cittadini debbano lavorare per il servizio nazionale.

Un modo per garantire il necessario senza dipendere dagli aiuti.

Nel 1998 l’Etiopia attacca l’Eritrea, contestandone i confini ereditati.

Nel 2002 una commissione internazionale dà ragione all’Eritrea ma l’Etiopia non abbandona una vasta zona ancora oggi occupata. Il paese non è in guerra ma neppure in pace. Il servizio nazionale diventa anche servizio militare. Soprattutto, la crescita economica, molto buona dal 1991 al 1998, si arresta.

Oggi i giovani cercano all’estero rimedio a questa difficile situazione interna.

Così chi negli anni scorsi ha cercato fortuna nella ricca Israele ora è “intrappolato”.  In attesa di documenti che non arrivano.

“33 mila eritrei” cui tocca lasciare i bambini nati nel frattempo nei “depositi” israeliani, mentre nel loro paese potrebbero mandarli nel nido di zona.

E l’aiuto dato finora ai piccoli eritrei dai giovani della leva obbligatoria israeliana, adesso è finito.

I nazionalisti, spiega il Corriere, non vogliono più che si sprechi tempo e denaro per aiutare gli “infiltrati” , come sono chiamati i richiedenti asilo.

Meno male che l’Ue ha deciso recentemente di aiutare l’Eritrea e la sua gente. Forse questo farà tornare qualche giovane nel proprio paese, per lavorare con dignità e crescere in sicurezza i propri figli.

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Un commento

  1. MARCO CALISTRI says:

    purtroppo la prospettiva di una invasione etiopica è molto reale.purtroppo.

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