EritreaLive intervista il senatore Aldo Di Biagio: “bisogna modificare l’immagine dell’Eritrea”.

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Bisogna modificare l’immagine profondamente sbagliata dell’Eritrea dice il senatore Aldo Di Biagio (Ap) a EritreaLive.

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Asmara, il senatore Aldo Di Biagio in Eritrea  durante la festa per i 25 anni dell’indipendenza, lo scorso maggio

L’Italia non può più essere assente. Se c’è  bisogno di un grimaldello per l’apertura, sono pronto, dice il senatore Aldo Di Biagio.

“L’Eritrea è una passione che mi ha trasmesso il mio mentore politico nato ad Asmara”, così lei scrive in un recente post su Facebook…

Senza dubbio. Aggiungerei che sono stato eletto nel mondo dell’emigrazione.

Il voto all’estero, voluto fortemente dall’allora ministro Mirko Tremaglia, voleva essere un riconoscimento per gli emigranti, gente che sentiva vicina. Lui, nato ad Asmara, parlava della bellezza di questa città e della fierezza della sua gente.  Un legame che sentiva fortemente e che mi ha trasmesso.

Io da piccolo sono cresciuto in orfanotrofio, poi ho viaggiato, conosciuto culture diverse. Mi sono occupato di autodeterminazione dei popoli.

La mia è una storia dinamica condizionata anche da profonde radici cattoliche che mi hanno spinto sempre a fianco dei più deboli.  Nel 1991 sono andato in Croazia con un’associazione che si occupava di aiuti umanitari.

Lì ho conosciuto mia moglie, cittadina croata, e mi ci sono fermato. In seguito ho avuto tempo e modo per conoscere e approfondire la storia dell’Eritrea. Ci sono stato spesso. Appassionandomi molto. Una passione che aumentava più conoscevo il paese, la sua cultura. Sa, da giovane ho sempre voluto andare a fondo nelle cose, senza preconcetti. Sono stato anche in un kibbutz per provare l’esperienza di carattere sociale.

Senatore Di Biagio, dopo essere stato in Eritrea come giudica quanto si dice e si scrive in Italia su questo paese?

La sensazione è che l’Eritrea sia un crocevia di grandi interessi che concorrono alla sua demonizzazione.

Ci sono attenzioni internazionali che fanno leva su una presunta opposizione al governo eritreo che, per quello che ho potuto conoscere personlamnete, mi è sembrata sgangherata, autoreferenziale e priva di qualunque programma politico. Si approfitta dell’immagine debole del paese, almeno in questo momento. È necessario uno sforzo di tutti perché si superi quest’immagine profondamente artefatta e sbagliata.

Sull’Eritrea passano messaggi sbagliati, si raccolgono preconcetti e si dà  troppo credito a figure ambigue, non sufficientemente verificate, anche quanto ci viene segnalato, per esempio, dal nostro Ministero degli Esteri…

Il nodo è alla Farnesina?

Anche!

Noi stiamo tentando oggi di dare un’immagine diversa. Non sono da solo. Cominciano ad aprirsi dei varchi importanti.

Mi permetto di dire che l’ambasciatore italiano ad Asmara (ndr Stefano Pontesilli, nominato nel 2014) ha vissuto con grande disagio la situazione negativa creata dall’abbandono di Lapo Pistelli, (ndr Lapo Pistelli nel 2015 si dimette dal suo incarico di vice ministro agli Esteri ricoperto dal 2013) decidendo anche per questo motivo, oltre ad altri che non mi compete conoscere, di rientrare in Italia.

Credo che abbia lasciato l’Eritrea con il rammarico di non essere stato posto nelle condizioni di lavorare serenamente e in maniera costruttiva a causa dello stato d’incertezza nei confronti dell’Eritrea, vessata da continue campagne denigratorie.

È dovuto, purtroppo, rientrare in Italia con due anni d’anticipo, anche a rischio di compromettere la sua carriera diplomatica.
(ndr il 16 ottobre la Farnesina ha reso nota la nomina del nuovo ambasciatore italiano ad Asmara, Stefano Moscatelli).

Come mai?

Anche perché credo che non abbia riscontrato una sufficiente cooperazione all’interno del Ministero degli Esteri. Una cooperazione necessaria proprio per scardinare quell’immagine dell’Eritrea che qualcuno ha costruito…

Per esempio l’Agenzia Habeshia di Mussie Zerai?

Sì. Anche se gli si sta dando un eccesso d’importanza. C’è la responsabilità di aver sopravvalutato. Io ho avuto modo di confrontarmi con loro e ho avuto la sensazione netta che non remassero nella direzione del superiore interesse nazionale del loro paese.

Che l’Eritrea sia diversa da come la vedono loro non sono più il solo a pensarlo. Anche molti miei colleghi parlamentari tedeschi, con cui ho parlato, hanno opinioni positive sul paese.

In quest’ultimo anno le molte delegazioni europee che sono andate in Eritrea, al ritorno, hanno detto di non aver visto uno stato di polizia…e l’Italia?

Il nostro è un silenzio imbarazzante.

E proprio su un paese a noi così vicino.

Se questo significa che c’è bisogno di un grimaldello per l’apertura…sono pronto. Lo dico con grande orgoglio. Sono un entusiasta di quel paese, della sua bellezza e dei grandi meriti della sua gente. Sono orgoglioso di raccogliere la volontà di un popolo dignitosissimo nel cercare di costruire il proprio futuro.

Un paese con una storia d’indipendenza molto recente (1991) e il problema non chiuso con l’Etiopia che in questo momento sta scontrandosi con la forte ribellione interna, di cui in Italia quasi non si parla…

Sì in Italia non se ne parla. All’estero invece c’è molta attenzione.

È il nostro paese a essere ipocrita…

Io continuerò a sollecitare buona informazione perché si capiscano e conoscano i progressi che si stanno facendo in Eritrea, progressi importanti.

Mi spiace vedere che il nostro Ministero degli Esteri trascuri l’ Eritrea, è un errore storico. Si potrebbe andare oltre… ma quest’atteggiamento al MAE non sembra esserci, per il momento…

Perché, secondo lei, molti giovani eritrei abbandonano il paese affrontando viaggi pericolosi pur di arrivare in Europa?

La cosa assurda è che noi parliamo di Europa unita, poi però abbiamo leggi sul riconoscimento d’asilo completamente diverse da paese a paese. Evidentemente nessuno si pone la domanda: “per quale motivo scappano questi giovani”?.

Se si andasse a verificare ci si renderebbe conto che gli eritrei che giungono nel nostro paese hanno un alto livello d’istruzione e si trovano in buone condizioni di salute.

Negli ultimi due anni la politica italiana ha completamente dimenticato l’Eritrea, nessuna delegazione italiana vi è andata in questi ultimi due anni.

Quando parliamo di flussi migratori non ne sappiamo molto e il problema si sposta sull’accoglienza. Senza capire motivazioni e rischi che conseguono dai flussi. Generazioni di nuovi schiavi che chiunque può abusare, vessare…

Vorrei che si capissero i motivi di questi flussi e i motivi per cui non sono stati rispettati gli Accordi di Algeri (ndr stipulati nel 2002 tra Eritrea ed Etiopia dopo la guerra per confini ex coloniali del 1998-2000) e il motivo per cui l’Eritrea ora è in questa difficile situazione. Poi magari si potrebbero trovare le risposte. E si potrebbero aiutare i giovani eritrei ad avere l’ambizione  di costruirsi un futuro nel proprio paese.

Marilena Dolce
@EritreaLive

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