Asmara, Conferenza sugli investimenti in Eritrea

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Asmara Palace Hotel, Asmara

Hotel Asmara Palace, Asmara

 

 

 

Nei giorni di lunedì 27 e martedì 28 agosto la sala conferenza dell’Hotel Asmara Palace, sotto una fitta pioggia, buon presagio per le riserve d’acqua e l’agricoltura, si affolla di eritrei residenti in patria e della diaspora che hanno accettato l’invito del governo di Asmara e sono arrivati per capire, durante la due giorni di lavori, gli investimenti possibili e necessari per il Paese.

L’invito ha registrato un quasi inaspettato tutto esaurito con uomini e donne, circa settecento, residenti all’estero, nelle varie parti del mondo (Medio Oriente, Australia, Asia, Europa, America, America latina, Africa) e in Eritrea che hanno raggiunto Asmara per partecipare alla conferenza.

Il convegno si è aperto lunedì mattina con un intervento del Presidente Isaias Afwerki che poi ha risposto alle moltissime domande dei presenti che chiedevano cosa concretamente il Paese si aspettasse da loro e cosa loro potessero fare per il Paese e con quali garanzie.

L’obiettivo è di incoraggiare la partecipazione degli investitori privati per creare un’economia dinamica, sostenibile e sempre più aperta. In questo senso dalla conferenza sono arrivate indicazioni circa la possibilità d’investire in nuove imprese e sulla promozione di un azionariato diffuso per quelle già esistenti,  come la compagnia telefonica Eritel o la National Insurance Corporation.

Asmara, Conferenza Investimenti, Presidente Isaias Afwerki

Presidente Isaias Afwerki

Sotto il profilo politico i relatori si sono espressi fermamente sulle aspettative di pace e sicurezza, presupposto ineludibile per accelerare la crescita economica e il benessere della società.

La conferenza si è svolta in tigrino, non in inglese, così ovviamente gli occidentali, giornalisti e consulenti degli imprenditori eritrei, non hanno potuto partecipare.Tuttavia la cronaca è veritiera perché all’uscita della sala i commenti e i resoconti sono numerosissimi, nessuno si sottrae alle interviste. Tutti sono soddisfatti del clima disteso, del confronto diretto, del dialogo. C’è ottimismo.

Per il futuro dell’Eritrea un buon segnale è l’entusiasmo dei giovani, alcuni appartenenti al PFDJ (People’s Front for Democracy and Justice), contenti per il livello alto del dibattito e la ricchezza di domande e risposte, senza esclusione di colpi.

Sono ragazzi che vivono all’estero parte dell’anno, a volte con le famiglie in Eritrea, che parlano di dignità e orgoglio riferendosi al Paese per il quale i padri (e le madri) hanno combattuto per l’indipendenza. Uno di loro mi dice che la sua famiglia è stata colpita dalla morte di trentasette parenti.

Anche il focus del dibattito è da considerare lontano da ogni retorica, Popular Development by the People for the People, perché il popolo cui ora si chiede d’investire nel Paese è quello che per il Paese ha, sino a poco tempo fa, combattuto.

È importante questa decisione di aprire agli investimenti privati perché ciò permetterà all’Eritrea di realizzare le infrastrutture che ancora mancano, arricchire alcune aree, come la capitale, di alloggi, incrementare lo sviluppo agricolo e il settore della pesca e, naturalmente, far nascere, o forse sarebbe più corretto dire rinascere, un turismo pronto ad accogliere la bellezza del Mar Rosso, dalla costa di Massawa all’arcipelago delle isole Dahlak, perché, come dice Giovanni Primo, albergatore eritreo che sulle isole dell’arcipelago ha investito e che nel 2011 ha inaugurato il Grand Hotel Dahlak di Massawa, “finalmente è arrivato il momento giusto”.

 

 

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