SPECIALE ERITREA: guerra 2.0 #rifugiati al posto dei proiettili

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SPECIALE ERITREA: Guerra 2.0 #rifugiati al posto dei proiettili (versione pdf scaricabile)

 

di Daniel Wedi Korbaria, autore e sceneggiatore eritreo che vive a Roma dal 1995.

Uno “speciale Eritrea” sul dramma dei richiedenti asilo, la nuova guerra occidentale senza proiettili.

Questo speciale Eritrea dà al lettore gli strumenti per capire il motivo di tale guerra, partendo dalla storia post coloniale. Trent’anni di lotta (1961-1991) combattuti dal popolo dopo la decisione delle Nazioni Unite di federare l’Eritrea all’Etiopia (1952).

Nel 1991, finalmente, L’Eritrea conquista l’indipendenza. La pace, però, dura pochissimo. Nel 1998 l’Etiopia scatena una nuova guerra, formalmente per una zona di confine comprendente la città di Badme (1998-2000).

Nel 2002 gli Accordi di Algeri stabiliscono che la zona contesa è eritrea, l’Etiopia però non accetta l’accordo, che le avrebbe dato il ruolo di aggressore e mantiene l’esercito su quel territorio. Per l’Eritrea si apre il lungo periodo, non ancora concluso, di “no war-no peace”.  

Fonti Wikileaks dicono che l’Ambasciatore USA in Addis Abeba, Donald Y. Yamamoto (2006–2009) disse all’allora primo ministro etiopico Meles Zenawi: “nulla sarà deciso fino a quando tutto non sarà deciso”.

Un commento da “gattopardo” che prelude al progetto di isolare Asmara.

Nel 2009, insieme alle prime sanzioni, contro l’Eritrea si scatena la “guerra dei profughi”.  

L’Eritrea respinge tutte le accuse, iniziando da quella, mai provata, di aiutare il terrorismo somalo. Denuncia inoltre i pull factor per incentivare i giovani eritrei a fuggire in Occidente. Soprattutto la decisione dell’ex presidente Usa, Barack Obama, di accordare lo stato di rifugiato agli eritrei e a chi tale si dichiara.

L’attacco contro l’Eritrea arriva da più parti: Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Commissioni d’Inchiesta, Unhcr, Ong, insieme alla stampa internazionale che dà loro voce.

Nello speciale sono forniti dati, circostanze, numeri di uno scenario cui partecipano molti attori uniti dallo stesso obiettivo, cambiare il governo dell’Eritrea.

Molto interessanti i paragrafi dedicati alla gestione dei campi profughi allestiti in Etiopia per “contenere” i giovani e i minori eritrei.

Le numerose testimonianze di rifugiati arrivati in Europa sono accompagnate dall’esclusiva intervista a un ex commissario Unhcr che spiega come la situazione in quei campi, gestiti più da ARRA (Administration for Refugee & Returnee Affairs) che dall’Unhcr, sia critica e piena di episodi di violenza e corruzione.

Quale futuro per i giovani che lì vivono? Nessuno. Unica speranza pagare per proseguire un viaggio sempre più pericoloso.

 

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