ROMA, l’ambasciatrice d’Etiopia visita l’ambasciata d’Eritrea

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ROMA, l’ambasciatrice d’Etiopia visita l’ambasciata d’Eritrea. 

Roma, l’ambasciatrice d’Etiopia Zenebu Tadesse con l’ambasciatore Fesshazion Petros, presso l’ambasciata eritrea

Stamattina una delegazione dell’ambasciata d’Etiopia a Roma si è recata in visita presso l’ambasciata eritrea.

Tra l’ambasciatrice d’Etiopia, Zenebu Tadesse e l’ambasciatore d’Eritrea, Fesshazion Petros ci sono state strette di mano e sorrisi, per la ripresa dei rapporti diplomatici tra i loro paesi.

“Una visita di cortesia” dice l’ambasciatore Fesshazion. “Siamo molto felici per la pace tra i nostri due paesi” aggiunge “e per la ripresa della collaborazione. È stato un incontro importante, simbolico, che allarga il gruppo di lavoro per l’Africa”.

Una testimonianza dell’accordo tra Eritrea ed Etiopia raggiunto lo scorso 9 luglio ad Asmara con la firma del presidente Isaias e del premier Abiy della dichiarazione di pace. Un’altra prova di distensione.

La notizia con hashtag Eritrea-Etiopia e i colori dei due paesi, è postata sulla pagina social dell’ambasciata d’Etiopia.

“Il nostro impegno” dichiarano all’ambasciata etiopica, sentiti telefonicamente, “sarà per una proficua collaborazione, anche diplomatica, tra due paesi fratelli”.

Il percorso di pace tra Eritrea ed Etiopia è iniziato dopo le dimissioni del primo ministro Heilemariam Desalegn. Carica che, dal 27 marzo, ricopre Abiy Ahmed. Un politico che non appartiene alla minoranza tigrina del paese ma agli oromo, che insieme agli amhara rappresentano il 60 per cento della popolazione.

Già con il discorso inaugurale il premier Abiy, oltre ad occuparsi dello stato d’emergenza proclamato nel paese, dice di voler riprendere le relazioni con l’Eritrea.

La vera svolta, però, arriva il 5 giugno quando Abiy dichiara di accettare completamente gli Accordi di Algeri (2002). Mettendo così fine alla condizione d’instabilità seguita alla guerra del 1998-2000 e al rifiuto etiopico di attenersi alle condizioni “definitive e vincolanti” stabilite dalla commissione internazionale.

Da questo momento, per Eritrea ed Etiopia, è un crescendo di buone notizie.

Cominciando dagli incontri tra il presidente eritreo Isaias Afwerki e il primo ministro Abiy. Ad Asmara il 9 luglio i due leader firmano la dichiarazione di pace, mentre ad Addis Abeba la settimana successiva, durante la visita ufficiale del presidente eritreo, è riaperta l’ambasciata d’Eritrea.  

Con la dichiarazione di pace si stabiliscono i punti fondamentali per la ripresa delle relazioni tra i due paesi. Ad Asmara arriva in nuovo ambasciatore d’Etiopia. Finisce lo stato di guerra e inizia l’impegno per una buona collaborazione politica, economica, sociale, e culturale.

 “Demoliremo il muro e, con amore, costruiremo un ponte” dice Abiy riferendosi alle nuove relazioni con l’Eritrea”.

E le bandiere di Eritrea ed Etiopia che abbiamo visto sventolare affiancate ad Asmara e Addis Abeba nelle scorse settimane, la ripresa dei voli tra i due paesi, i collegamenti telefonici ora attivi, sono segni inequivocabili del ponte tra Eritrea ed Etiopia.

Così come i sorrisi, gli abbracci, la felicità colta nei volti delle persone sono l’effetto della ventata di pace. Una pace a lungo attesa.

 

Marilena Dolce

@EritreaLive

 

 

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2 Commenti

  1. Ruth Kenfe says:

    Mi sento di esprimere, a nome di tutta la comunità, un grande ringraziamento a tutte le autorità eritree in patria e non per la abnegazione che stanno dimostrando in questo bellissimo processo di pace fra Etiopia ed Eritrea.

  2. L’Eritrea e l’Etiopia hanno avuto, nella storia recente un solo momento in cui sono andate d’accordo: quando si è trattato di cacciare Menghistu, l’uomo sostenuto dai sovietici che aveva rovesciato il Negus Haile Selassie tenendone il corpo nascosto sotto il pavimento del suo studio. Lo stesso Negus, nel 1961, era intervenuto duramente da Addis Abeba contro le aspirazioni autonomiste di Asmara.Comunque tutto ora e finita,con la pace tutto si risolvera Dio grande.

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