Il Politecnico di Milano andrà ad Asmara, capitale dell’Eritrea, futuro sito Unesco

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Courtesy of Gianfredi Pierantoni, Asmara, Eritrea, la stazione di servizio Fiat Tagliero, simbolo del Moderno nella città

 Il Politecnico di Milano andrà ad Asmara, capitale dell’Eritrea e futuro sito Unesco,  per formare tecnici per il restauro. Un progetto finanziato dall’Unione Europea.

 Il Politecnico di Milano formerà tecnici per il restauro di Asmara, capitale dell’Eritrea e futuro sito Unesco, con  un corso biennale rivolto a giovani eritrei reso possibile da un finanziamento dell’Unione Europea.

La candidatura di Asmara a sito Unesco è stata presentata a Milano, al Politecnico, lo scorso novembre.

In quell’occasione si è tenuto un convegno internazionale, a cura di Susanna Bortolotto e Renzo Riboldazzi, “l’urbanistica e l’architettura moderna alla prova della contemporaneità”.  Durante questo incontro  l’ingegner Medhanie Teklemariam, responsabile Asmara Heritage Project,  (AHP) ha spiegato perché la capitale eritrea ha tutti i requisiti per richiedere la protezione Unesco.

Presentata la candidatura, in attesa della decisione, Susanna Bortolotto, docente presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani dell’Ateneo, spiega a EritreaLive il suo lavoro ad Asmara, quanto si sta facendo e quanto ancora si farà.

“Per Asmara”, dice, “il restauro dev’essere urbano, perché sarà un intervento non solo sugli edifici, ma anche sul verde pubblico e privato, sui viali alberati, sugli spazi aperti”.

“Per fare ciò bisogna tener conto”, continua, “delle persone che abitano nelle case da tutelare. L’obiettivo è conservare e mantenere la città per gli abitanti, prima ancora che per i turisti”. 

Asmara ha una bellezza rimasta intatta fino a oggi frutto di stili differenti, espressione di una corrente di pensiero che si afferma in Europa agli inizi del Novecento.

Mentre nella colonia eritrea si sperimenta il Moderno in Italia, all’architettura, si chiede invece di rafforzare l’identità nazionale. Passato glorioso e tradizione devono essere le fondamenta delle città italiane. Con la conquista dell’Etiopia e la proclamazione dell’Impero, l’architettura diventerà un importante strumento politico.

Asmara, però, resta indenne dagli eccessi littori. Non è l’architettura fascista, ma il Moderno nel cuore dell’Africa a renderla unica.

Negli anni Trenta fervono i lavori. Ampi viali costeggiati da palme, palazzi rivestiti in marmo e mosaico, piccole strade che si aprono su grandi piazze. Caffè, bar, ristoranti, negozi, marciapiedi in mattonelle, fontane. Tutto è progettato e immaginato per la popolazione e il commercio.

Sorgono edifici pubblici e privati di grande respiro, nessuno con celebre firma, anzi qualche volta l’autore è sconosciuto.  

Il Moderno prende il via con la velocità: littorine, teleferica, automobili, aerei.

Non è quindi un caso che la Fiat Tagliero, stazione di servizio a forma di aereo, ne diventi l’icona.

Questo significativo patrimonio Moderno, rimasto intatto per motivi storici, oggi ha bisogno di tutela e restauro.

“Un restauro urbano però, capace di coinvolgere gli abitanti, perché approvino le regole che verranno stabilite per la tutela della città”, dice Susanna Bortolotto.

“Per esempio” prosegue “sarà anche necessario un maggior controllo sull’uso dei colori mediante un vero e proprio progetto colore. Se in magazzino ci sono avanzi di pittura color lilla, non è che di quel colore si potranno dipingere i palazzi…”.

E il colore non è parte secondaria dell’estetica di Asmara.

“Intonacata con i colori dell’Africa”, spiega l’architetto, “Asmara non ha palazzi bianchi, ma edifici color terra, rosso pompeiano, ocra”.

Com’è avvenuto l’incontro tra l’Asmara Heritage Project (AHP)e il Politecnico di Milano?

“L’occasione” dice l’architetto “è arrivata grazie all’Ambasciata Italiana di Asmara, che ha fatto da ponte con le istituzioni eritree.

E poi c’è stato il bando vinto dall’AHP e l’ateneo italiano. L’Unione Europea, con un finanziamento di 300 mila euro, ha approvato il progetto per la formazione di tecnici del restauro e della conservazione del patrimonio urbano. Un corso biennale da tenere ad Asmara”.

Ma non solo.

“Il progetto di finanziamento ha due intenti” spiega l’architetto “da un lato, quello più urgente, di supportare la realizzazione di nuovi strumenti urbanistici e norme tecniche, a sostegno del sito Unesco. Dall’altro preparare tecnici eritrei che dovranno occuparsi, successivamente, proprio del restauro della città”.

Che il team italiano dell’architetto Bortolotto collabori con il gruppo eritreo dell’ingegner Medhanie Teklemariam è perciò molto importante. Terminata la fase teorica del primo anno, infatti, il corso proseguirà con esercitazioni pratiche. Ci sarà un vero e proprio cantiere scuola.

“Il gruppo operativo dell’Asmara Heritage Project può già mettere in campo”, dice l’architetto Bortolotto, “ottime competenze, la ricerca storica, grazie al complesso processo di archiviazione dei documenti  in italiano, il censimento delle architetture, ma anche degli spazi aperti, con l’utilizzo del GIS”.

A proposito dei vecchi documenti in italiano Giovanni Fasanella, addetto culturale dell’Ambasciata italiana di Asmara, spiega a EritreaLive che “il gruppo eritreo dell’Asmara Heritage Project, pur bravo e capace, non ha più molte persone che conoscano bene l’italiano. Così il Centro di Cultura Italiano di Asmara ha avviato un corso di lingua italiana specifico per loro”.

“L’ingegner Medhanie” dice Susanna Bortolotto, “ha censito finora più di quattromila edifici. Ciascuno con una scheda con caratteristiche volumetriche, architettoniche, fisiche e tecnologiche allo stato di fatto. Un lavoro fondamentale. Per questo motivo, per la correttezza della metodologia adottata, Medhanie lo scorso anno è stato premiato dal Royal Institute of British Architects (RIBA)”.

“Non è facile” continua l’architetto, “occuparsi del restauro di un’intera città, perché gli edifici sono vissuti, abitati, usati”. “Motivo per cui” spiega “è fondamentale il riconoscimento e l’aiuto da parte dell’Unesco”.

“Non capita spesso” sottolinea “che l’Unesco decida di tutelare una città con architetture Moderniste. Più frequentemente vengono protetti siti archeologici, complessi monumentali, centri storici o aree naturalistiche”.

“Difficile fare un masterplan per una città intera” conclude Bortolotto “e preparare linee guida per la conservazione di architetture del Moderno”.

Una bella sfida.

“Ci piacerebbe” spiega Susanna Bortolotto “che gli elaborati prodotti durante i due anni di corso diventassero un vero progetto”.

Il sito individuato per tale progetto è l’edificio del vecchio  mercato del pesce.

Foto EritreaLive, Asmara, il mercato del pesce

Dice l’architetto “studieremo il mercato, svolgeremo tutte le fasi analitiche (ricerca storica, rilievo, diagnostica, mappatura del materico, analisi del degrado e dei problemi strutturali) propedeutiche alla futura cantierizzazione del progetto di conservazione e riuso, speriamo, però, che il progetto non rimanga in un cassetto, che ci sia un’impresa che lo adotti. Sarebbe proprio bello”.

Percorrendo Harnet Avenue, la strada principale, si arriva alla zona dei mercati, di frutta e verdura, del pesce, delle granaglie. Una zona ombreggiata, costeggiata dai porticati, che si sviluppa simbolicamente a croce, con al centro la Grande Moschea.

Un tempo, ai lati della Moschea, c’erano passaggi che permettevano la comunicazione tra zona europea e zona “indigena”, pur mantenendole formalmente separate.

La prima struttura di quest’area risale al 1902. Il piano regolatore successivo, dell’architetto Vittorio Cafiero con la stretta collaborazione dell’ingegner Guido Ferrazza, è invece del 1938.

Anni in cui già si doveva costruire tenendo conto delle leggi razziali.

“Il mercato della carne, frutta e verdura ha, come la Moschea, una cupola centrale. Al suo interno l’edificio era di mattonelle azzurre, quasi come se si volesse riprodurre il cielo in una stanza”, spiega l’architetto Bortolotto.

I più anziani in Eritrea ricordano ancora la cupola trasparente, arrivata, in nave dall’Italia e portata da Massawa ad Asmara per essere collocata nella Moschea. 

“Nella parte del mercato della carne e in quello del pesce, i ripiani per la vendita, come si può ancora vedere, sono in marmo bianco. Gli impianti elettrici in ceramica d’epoca, i frigoriferi nei sotterranei, quelli di allora”, spiega l’architetto.

Sono materiali locali, mattoni, granito di Dekamhere, tessere vitree prodotte ad Asmara, così come le mattonelle in graniglia e klinker delle pavimentazioni. Unica eccezione i capitelli delle colonne dei portici, in marmo di Carrara.

“Non capita tutti i giorni” sottolinea l’architetto Bortolotto, a proposito del suo impegno, “di lavorare su un’intera città”.

“Una città” continua “dove tutto ciò che è legato alla fase di colonizzazione è considerato, in primis dagli eritrei, elemento identitario. Sottolineo, prima di tutto dagli eritrei, consapevoli del valore della sua tutela e conservazione”.

Per questo motivo la bellezza, orgoglio della città, dev’essere conosciuta da tutti, soprattutto dai più giovani.

“In particolare” spiega l’architetto “i bambini delle scuole potrebbero visitare, conoscere o meglio riconoscere la loro stessa città, stabilendo percorsi differenti; un percorso open air, dei monumenti, delle residenze, dei cinema, o anche del design d’interni e delle finiture. Un modo semplice di fare formazione”.

Il corso biennale tenuto dal Politecnico di Milano, così come la candidatura Unesco possono diventare, per i giovani eritrei, un’occasione importante di lavoro.  Al momento saranno coinvolti circa 50 giovani. L’augurio, però, è che l’impegno per la tutela e il restauro della città ne facciano crescere il numero.

“La formazione e l’acquisizione di nuove competenze sono l’arma” dice l’architetto Bortolotto “per i tecnici eritrei per occuparsi, nel prossimo futuro, della tutela del patrimonio della loro città, senza ricorrere necessariamente a interventi esterni”.

“L’Asmara Heritage Project sta compiendo tutti i passi opportuni per arrivare all’obiettivo, non ultimo la preparazione di un convegno internazionale ad Asmara”.

“Mi piacerebbe” conclude l’architetto “che nel 2018, al termine di questo percorso progettuale, ci fosse un evento anche in Italia, al Politecnico di Milano, per fare il punto sui risultati del lavoro svolto nella città di Asmara, una realtà complessa, molto affascinante e poco conosciuta”.

Noi intanto prendiamo nota dell’appuntamento, per incontrarli il prossimo anno a Milano.

Marilena Dolce

@EritreaLive

 

 

 

 

 

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