Giovanni Mazzola, uomo elegante, tra Eritrea e Italia

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Asmara, Giovanni Mazzola nella sua sartoria

©EritreaLive, Asmara, Giovanni Mazzola nella sua sartoria

Giovanni Mazzola, uomo elegante, tra Eritrea e Italia

Questa notte il cuore di Giovanni Mazzola ha smesso di battere. Un cuore forte che lo ha fatto vivere bene, fino all’ultimo.

Nato ad Asmara nel 1940 da padre italiano e madre eritrea, Giovanni amava, senza riserbo, entrambi i paesi.  Era un uomo elegante, tra Eritrea e Italia.

La sua è una bella storia. Giovane atletico e sportivo, nel 1957, Giovanni vince la gara di ciclismo Asmara-Elabered. Finalmente, caduto il divieto del colonialismo italiano, gli eritrei che possono usare la bicicletta gareggiano e vincono

A vent’anni il viaggio da Asmara a Roma, per le Olimpiadi.

Un ricordo bellissimo e la commozione dell’abbraccio con Abebe Bikila l’etiopico vincitore della maratona entrato nella storia dello sport. Negli anni seguenti il lavoro in Italia. L’apprendistato presso una sartoria bolognese per imparare il mestiere della sua vita.

“Un buon vestito” mi diceva “si fa con buone stoffe come il kid mohair made in England”.
Così, mentre parlava, mostrava abiti in corso d’opera, con i segni bianchi del gesso. Impunture, asole, occhielli, tutto cucito a mano.

Ma la sua vita non si fermava alla sartoria, al lavoro e neppure allo sport, anche se a lui si devono l’organizzazione del primo Giro d’Eritrea di ciclismo e di molte gare di moto e automobilismo.

Trent’anni di guerra per conquistare l’indipendenza (1961-1991) segnano nel profondo l’Eritrea.

Con la pace arriva un’altra battaglia, quella contro l’aridità del terreno e la deforestazione. Giovanni, perciò, diventa botanico e giardiniere.

Delle piante conosce tutto. Sa come trattarle e dove possono crescere meglio. Mi racconta delle importanti proprietà nutrizionali della moringa, della bellezza delle flamboyant, o alberi del fuoco, che decorano  i viali di Keren. Dei vigneti e delle piantine di caffè nei vivai di Asmara.

L’ultima volta l’ho incontrato a Milano. Sono passata a salutarlo in stazione, per prendere un caffè insieme, in attesa del treno.
Era elegantissimo. Un bel vestito grigio scuro e il vezzo di un gilet di velluto rosso. Sono contenta di essere stata sua amica. Che mi abbia ritenuta tale, nonostante fossi una giornalista.

Marilena Dolce
@EritreaLive

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