Eritrea, Asmara la città candidata a patrimonio dell’Unesco

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Asmara, Officine Lancia, un esempio di architettura industriale

Asmara, città candidata a patrimonio Unesco

Il 1 febbraio 2016 Asmara ha presentato all’Unesco la propria candidatura per entrare nell’elenco dei siti patrimonio mondiale dell’umanità, più di mille in tutto il mondo, una richiesta che si spiega con la sua bellezza e unicità.

I giovani architetti, ingegneri, geometri italiani che arrivano ad Asmara negli anni Trenta per preparare la nuova pianta della città, per costruire edifici pubblici e case, sono liberi di sperimentare, di scegliere stili distanti da quello littorio amato in patria in quegli stessi anni.

Ed è proprio questa distanza tra Roma e Asmara, “piccola Roma”, a fare di lei una città speciale, simile ma più bella delle molte province italiane che si trasformano in quegli anni da paesi a cittadine, ecco il perché della sua candidatura a patrimonio dell’umanità.

La “velocità” importata dal colonialismo italiano caratterizza la nuova capitale Asmara, collegata al porto di Massawa da un’incredibile ferrovia per trasportare persone e merci dalla costa verso l’altopiano. Oltre al treno, alle littorine, gli italiani costruiscono la teleferica, smantellata dagli inglesi negli anni ’40 e di cui oggi rimane un solitario pilone. Nello stesso tempo portano le automobili, moltissime.

Alla fine degli anni Trenta, si dice circolassero più vetture ad Asmara che a Roma.

“Poco dopo giungemmo in uno slargo dove vi era l’autorimessa Principe, qui aveva inizio il Viale Duca degli Abruzzi, che in leggera salita ci avrebbe condotti sino alla stazione ferroviaria” , così scrive nel suo diario  “Tra Palermo e l’Eritrea” Carlo di Salvo Rap, che racconta i suoi anni felici passati a Ghinda, nella villetta accanto alla stazione ferroviaria dove lavorava il padre.

Autostazioni, officine, garage, autoparchi, autorimesse sono la “modernità” di Asmara, diventata città veloce dove, nella stazione Fiat Tagliero, progetto futurista del giovane ingegner Giuseppe Pettazzi (1938), prende forma concreta il sogno delle ali, negli anni di Balla e Marinetti, quando  a decollare erano gli idrovolanti Savoia Marchetti.

Meno famosa ma altrettanto interessante è la costruzione razionalista delle Officine Lancia, sulla strada verso Godaif, una facciata squadrata interrotta da oblò, con in mezzo una torre verticale  fatta di luminose vetrate che riflettono il sole dell’altopiano.

Un esempio di architettura industriale razionalista, come molti altri edifici che, se diventassero patrimonio dell’umanità potrebbero essere restaurati. Una conservazione importante, un’unione di architettura e storia.

 

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