Capelli afro, libertà e stile, intervista a Nappytalia al Gogol Ostello

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 Nappytalia  e Gogol Ostello  moda e Caffè letterario, un incontro per imparare a pettinare i capelli afro con libertà e stile. Uno shooting al Gogol Ostello, aperto alcuni anni fa da Asli, giovane donna eritrea, organizzato da Evelyne, autrice di Nappytalia intervistata da EritreaLive

Nappytalia è un blog tenuto da Evelyne Sarah Afaawa con altre “afro-italian Nappy Girls”, per consigliare e diffondere il vivere e convivere con capelli afro con libertà e stile,  imparando ad averne cura orgogliosamente, senza imposizioni.

La questione, se di questione si può parlare, posta dal blog (scritto in italiano) è se tenere o non tenere i capelli così come sono. Al naturale i capelli afro possono essere belli, oppure è meglio soccombere al diktat del liscio?

Proprio i capelli afro sono parte delle riflessioni di Ifemelu, protagonista del bel libro di Chiamanda Ngozi Adichie, “Americanah” con la “a” allungata. Ifemelu, autrice di un blog di successo, “razzabuglio” o varie osservazioni sui neri americani (un tempo noti come negri) da parte di una nera non americana vive a Princeton, New Jersey, “luogo di agio e benessere” che in “estate non ha odore” ma, per andare dal parrucchiere, deve lasciare la città universitaria e dirigersi verso la capitale dello Stato, Trenton.

“Era assurdo aspettarsi un salone afro a Princeton”, spiega, perché “i pochi neri che aveva visto sul posto avevano la pelle così chiara e i capelli così lisci che non riusciva proprio a immaginarseli con le treccine”. Eppure, Ifemelu, aspettando il treno che l’avrebbe portata al “Salone Mariama, Acconciature Africane” si chiede perché le altre donne africane che vivono in America non si facciano le treccine.

Stupore opposto a quello di Aisha, la parrucchiera del salone che le chiede se è proprio sicura di non voler mettere il lisciante, di non voler “ammorbidire” la chioma, ascoltando scettica la risposta di Ifemelu che, assunto il tono “da predicatore”, le spiega “i vantaggi dei capelli naturali”.

Le ragazze che seguono il blog di Evelyne, giovane donna originaria del Ghana, nata in Francia e cresciuta in Italia, vivono qui come lei, parlano con inflessione locale e, qualche volta, non conoscono la lingua natia.

I loro incontri, pur essendo “leggeri”, organizzati per parlare di bellezza e capelli, portano di peso, nella quotidianità, concetti di ben diverso spessore, legati a identità, assimilazione, radici, convivenza.

Temi di grande attualità, parole centrali nella vita dei giovani, soprattutto per le seconde generazioni. Quella intorno a Evelyne è una community nella quale donne provenienti da paesi diversi, parlando di capelli afro e creme, scelgono la strada dell’identità.

Intervisto Evelyne al Gogol Ostello, mentre è in corso uno shooting festoso, capelli al centro della rappresentazione.

Innanzi tutto, Evelyne, cosa significa “Nappy”?

“È la contrazione di ‘naturally’ e ‘happy’, felicemente al naturale.
Come vogliamo siano i nostri capelli…”

Dove si trova a Milano Nappytalia?

“Per il momento è un blog, il primo sito del genere, scritto in italiano e dedicato alla cura dei capelli afro. Non abbiamo ancora un negozio perché burocrazia e spese non ce lo consentono.
Il blog però sta avendo successo, così per incontrare le nappygirl abbiamo deciso di fare un tour per le città italiane, partendo da Milano.

Si comincia parlando di capelli, poi si parla anche d’altro, la cittadinanza, per esempio. Io ho 27 anni e vivo in Italia da 26 ma non ho la cittadinanza italiana. Non facciamo comizi, però parliamo liberamente, senza pregiudizi.
Molte donne sono di parere opposto, a loro basta una sola identità, spesso quella del paese acquisito”.

Torniamo alle tue origini e al tuo vivere in Italia…

“Sì, in un’Italia che sta cambiando, nella quale vivono molte persone come me, nate in un posto, cresciute in un altro. E la loro identità si rispecchia anche nei capelli afro. Tradizione e moda: noi abbiamo scelto di far convivere le diverse culture, perché la moda non faccia perdere naturalezza”.

Una naturalezza che tu cerchi di rinnovare…quale consiglio daresti a una ragazza africana che vuole essere naturale, senza però sentirsi estranea a quello che la circonda, cosa dovrebbe fare quando va dal parrucchiere?

“La formula giusta è essere sé stessi, essere naturali, questa è la formula. Vedermi con il mio naso, i miei occhi, i miei capelli, per me è un segno che mi contraddistingue, è la mia identità, come la mia voce. È un biglietto da visita che ogni ragazza con più culture e diverse identità dovrebbe usare per far vedere come la diversità possa essere una sinfonia, correndo sulle note che la compongono”.

Mi sembri molto sicura e consapevole ma da piccola, in Francia o in Italia ti sei mai sentita diversa per i tratti del viso o per i capelli?

“Sicuramente. I capelli danno una connotazione diversa, per esempio in Ghana li tenevo lisci, stirati, così come in Italia, almeno nei primi anni della mia adolescenza. Facevo extension e treccine. L’idea di tenere i capelli naturali è nata successivamente, tre anno fa, quando ho deciso di voler essere fisicamente me stessa, così non ho più voluto ciò che mi copriva e mi nascondeva, creme liscianti, schiarenti.
Il mio consiglio è di essere sé stessi, di non vergognarsi del colore della pelle, sentendosi bene con un’acconciatura naturale che sprigioni bellezza ed energia. Attraverso i capelli possiamo mandare moltissimi messaggi”.

Però le serie televisive americane propongono donne africane di successo, Olivia Pope di “Scandal” o Annalise Keating delle “Regole del delitto perfetto”, outfit occidentale, borse firmate, capello stirato…

“Sì, ciò che mi delude è che i personaggi famosi (o la loro rappresentazione) non seguono questa linea. Io posso fare un happyhour per cercare di diffondere l’orgoglio della naturalezza ma immagina se Michelle Obama si presentasse a fianco del presidente con una chioma afro? Sarebbe per noi un grande passo avanti.
Come ha promosso la campagna contro l’obesità, perché non farne una contro la stiratura dei capelli, che tra l’altro si fa con prodotti chimici dannosissimi, sarebbe molto bello.
Mancando questi esempi, capisci che è difficile, è una strada un po’ in salita, non abbiamo testimonial che mandino il messaggio ‘accettatevi come siete’. Sarebbe un messaggio importante non solo per donne africane ma anche per quelle sudamericane, latine”.

Forse per molte donne africane che vivono in Italia, penso a quelle che vivono a Milano, città della moda, è più semplice e tranquillizzante accettarne lo stile, senza esporsi a critiche o sguardi diffidenti sul luogo di lavoro o di studio?

“Sì, i capelli sono una carta d’identità, anche sociale. Avere una doppia lingua, una doppia identità, appartenere a più culture, può non essere semplice. Da piccola io rinnegavo le origini, avevo bisogno di un’identità unica. Ora sono più forte”.

“Perché le donne dalla pelle molto scura amano Barack Obama”, è il titolo di un post del blog di Ifemelu. Il motivo? “Ha sposato una come lui. Sa quello che il mondo sembra non sapere, le donne scure sono fantastiche! Vogliono la vittoria di Obama, perché così forse qualcuno metterà una bella bimba color cioccolato in una commedia romantica a grande budget, presentata nei cinema di tutto il mondo, e non solo in tre cinemini sperimentali di New York…”.

Marilena Dolce

@EritreaLive

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