Adulis, la città perduta, il passato dell’Eritrea in mostra al Museo Castiglioni di Varese

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Eritrea, Adulis, la città perduta e gli scavi archeologici italo-eritrei

Adulis, la città perduta, il passato dell’Eritrea, in mostra al Museo Castiglioni di Varese.

Adulis, una città da riscoprire, una Pompei d’Africa, travolta dall’acqua e dal fango. Nascosta per secoli al mondo, oggi mostra parte di sé a Varese, al Museo Castiglioni. Video: “Adulis la città perduta”.

Nel 1906 Roberto Paribeni(1876-1956), un archeologo italiano, riprende, con il permesso del governatore Ferdinando Martini, gli scavi condotti nel 1868 dal British Museum. Gli scavi inglesi avevano portato alla luce un edificio monumentale, allora definito “palazzo”. Una struttura tipica della regione. Una piramide tronca che Paribeni chiama in modo esotico, Ara del Sole. In realtà si tratta di una chiesa paleocristiana.

Riscoprire Adulis, spiega Angelo Castiglioni, archeologo responsabile della missione italo eritrea coordinata dal CeRDO (Centro Ricerche Deserto Orientale) non è stato semplice. Si è dovuto scavare sotto la sabbia che ha coperto tutta la città. Per farlo sono state utilizzate antiche planimetrie e nuovi rilievi geosatellitari. Così la missione è riuscita a ritrovare il posto dove Paribeni aveva collocato l’abside dell’Ara. Lì è iniziato il lavoro archeologico. Obiettivo, raccontare lo scorrere della vita nella città di Adulis, la città perduta.

Dal 2011, grazie alla missione italo eritrea formata da studiosi di diverse discipline e da un team di archeologi e architetti, si lavora per riscoprirla.

A poco più di cinquanta chilometri da Massawa, Adulis, il cui nome è ancora un mistero, è stata una città importante del regno di Aksum. Uno scalo per il commercio e gli scambi tra Oriente e Occidente.  Meno famosa delle vie della seta e dell’ambra, Adulis è stata, tuttavia, una rotta che ha permesso il viaggio di merci preziose, uomini e idee.

Se ne ha notizia a partire dal I secolo d.C. Nel VII secolo d.C. la città scompare travolta dall’acqua. Dall’altopiano infatti scorre verso la costa l’uadi Haddas. Un fiume che nasce a 2.500 metri e scende attraversando valli scoscese e profondi burroni. E quando è in piena porta con sé detriti, tronchi, cespugli.

Forse è stata la forza di una sua eccezionale inondazione a travolgere e far scomparire la città.

Solo nel XVI secolo il suo nome è riscoperto su un’antica carta. 

Mentre le ricerche vere e proprie nel sito riprenderanno solo a fine Ottocento.

Paribeni conferma l’esistenza di Adulis scoprendo pian piano tracce di una città splendida, ricca di monumenti, edifici, architetture, chiese.

Finora solo una piccolissima parte dei 40 ettari di Adulis sono stati svelati.

L’ultima missione italo eritrea ha accertato che delle tre chiese ritrovate, una è stata costruita nella seconda metà del IV secolo d.C. poco dopo l’Editto di Costantino del 313. Si tratterebbe perciò della più antica chiesa cristiana nel Corno d’Africa.  

Di tutto questo racconta, con filmati, ricostruzioni, l’esposizione di gemme e antiche monete, la mostra allestita al Museo Castiglioni di Varese, all’interno di Villa Toeplitz.

E la scelta del luogo per far rivivere Adulis in Italia non è per niente casuale.

Giovanni Toeplitz, amministratore delegato della Banca Commerciale Italiana e antico proprietario della villa era infatti, come i fratelli Castiglioni, un appassionato d’arte che amava i viaggi e le scoperte. Villa elegante e giardino all’italiana sono perciò una bella cornice per visitare e conoscere i segreti che Adulis ha, finora, custodito gelosamente.

Marilena Dolce

@EritreaLive

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