Perugia, Festival Internazionale del Giornalismo, 2013

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Festival Internazionale del Giornalismo, 2013

Sala del Dottorato

EritreaLive, Perugia, Sala del Dottorato

© EritreaLive, Perugia, Sala del Dottorato

Introduce Christiana Ruggeri, giornalista del Tg 2

Giornalismo Etnico in Italia

Un panel dedicato al “giornalismo etnico” in Italia per ascoltare la voce di alcuni protagonisti, giornalisti, editori stranieri e italiani che ritengono importante creare o rafforzare, con un giornale, l’unione tra l’Italia e il proprio Paese, la propria comunità, per conoscersi e capirsi.

Un giornale straniero per un “buon giornalismo”.
Esperienze differenti uniscono i giornalisti stranieri intervenuti  con il desiderio, ampiamente condivisibile, di spazzar via luoghi comuni creati da una stampa distratta che ferisce, facendo di tutta l’erba un fascio.
Gianluca Luciano, fondatore ed editore di Stranieri in Italia , sito che produce contenuti in 13 lingue, un milione di visite al mese, punto di riferimento, in italiano, per stranieri confessa di non essere ottimista sul destino del giornalismo italiano, pur continuando a credere nel proprio lavoro.
Hu Lanbo, giornalista ed editore del magazine Cina in Italia, mensile bilingue (cinese-italiano) d’informazione multiculturale racconta con passione la propria esperienza di vita e lavoro, la decisione di fondare, nel 2001, quando nessuno ci credeva, un giornale per  contrastare pregiudizi e leggende metropolitane (ma i cinesi non muoiono mai?) che ostacolano la conoscenza e la comprensione tra persone, prima ancora che tra popoli. Nel 2006 l’idea di scrivere non solo per i cinesi ma anche per gli italiani perché ne conoscano la vita, le usanze, il modo di pensare. Una sfida difficile che oggi si può dire vincente. Un tassello importante per le relazioni italo-cinesi commerciali e culturali. Stefano Gizzi

Interessante l’intervento di Jean Claude Mbede, direttore di afrikitalia.it, (sopra nella foto, ©Stefano Gizzi) agenzia d’informazione Italia-Africa, un portale in tre lingue, italiano, francese, inglese. Mbede è originario del Camerun, in Italia da venticinque anni, con un curriculum di tutto rispetto e importanti numeri: 367 articoli, 543 foto, 15 mila commenti, molti video. Tutto questo però non basta per trovare uno sponsor, anche se la “speranza è l’ultima a morire”. «In Italia» dice «non c’è interesse per gli esteri, si riciclano notizie d’agenzia, sembra non essere chiaro che la guerra mediatica si gioca in Africa».

«In Africa però» continua Mbede «l’Italia è molto amata, per la sua storia, per la sua cultura ed è paradossale che la si conosca solo attraverso i media di altri paesi, francesi, inglesi, americani, cinesi, perché la Rai ha chiuso tutti gli uffici e i giornali italiani non hanno più corrispondenti». Racconta di aver deciso di scrivere, quando si è accorto che ai giornalisti italiani non interessava capire o conoscere meglio l’Africa, «tutti volevano solo la mia storia che – spiega – non rappresenta l’Africa!».

Questo è uno dei motivi per cui ha deciso di portare un po’ di Africa in Italia e d’Italia in Africa.  Un altro aspetto del problema è l’esclusivo interesse che la stampa italiana nutre verso il lato negativo dell’Africa: violenza, dittatura, guerre.

Quando ci sono buone notizie, come l’accordo bilaterale che consente ogni anno a 400 ragazzi del Camerun di venire in Italia a studiare, nessun giornale è interessato a intervistarli, a conoscerli. Afrikitalia  si rivolge alla comunità africana per raccontare l’Italia, sperando in questo modo, di fare un buon servizio anche all’Italia.

Ha pubblicato interviste agli ambasciatori italiani in Africa, al presidente del Burkina Faso, in esclusiva, e ai giocatori di calcio africani. Per Afrikaitalia lavorano giornalisti africani, corrispondenti dai loro paesi che raccolgono storie bellissime anche grazie alla free press locale  e giornalisti italiani. Le difficoltà non mancano ma l’entusiasmo è contagioso e Afrikitalia ha deciso di fondare una webtv per stranieri in Italia.

Alina Harja, giornalista romena in Italia dal 2004, corrispondente di Antena 1 ha creato Actualitatea Magazin per facilitare l’integrazione tra la propria comunità e quella italiana. L’obiettivo, anche in questo caso, è combattere pregiudizi e luoghi comuni. Con il giornale collaborano italiani e romeni. Si finanzia con la pubblicità ed è distribuito nei negozi e anche nelle parrocchie.

Diversa la storia di José Galvez che, dopo aver frequentato un master in gestione dell’immigrazione, ha fondato ImpresaEtnica, un portale di comunicazione autogestito, un magazine online che spiega come fare impresa, rivolgendosi, in italiano, a lavoratori di diverse etnie. Un punto di riferimento per gli stranieri che operano in Italia, «una categoria» dice Galvez «che contribuisce alla ricchezza del Paese: 384mila  imprese di stranieri producono il 7% del pil nazionale» e che rappresenta un ponte con le istituzioni. Nato nel 2005 per informare, Impresa Etnica diventa magazine per raccontare (quasi sempre) storie di successo.

EritreaLive, Perugia,

© EritreaLive, Perugia, porticato esterno della Sala del Dottorato

Rimane nell’aria una domanda: è importante un “giornalismo di comunità” definizione migliore, se un’etichetta è necessaria, di “giornalismo etnico”? Gianluca Luciano risponde alla domanda con la parola “dignità”, un concetto fondamentale per le comunità straniere. Un cittadino può sentirsi meno marginale, estraneo e fragile anche  grazie a un giornalismo buono tout court, che fortifichi il senso di appartenenza, d’identità, abbassi la conflittualità. Non più straniero, non ancora italiano, il giornalismo che raccoglie e racconta questa situazione può essere un “buon giornalismo”.

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