Notizie e bufale: la notizia della morte del Presidente Afewerki è una “bufala”

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La “questione” della “morte annunciata” del Presidente dell’Eritrea Isaias Afewerki, archiviata tra le “bufale” 2012.

Grazie al video dell’intervista trasmessa lo scorso 28 aprile dall’emittente nazionale EriTV, si apre la delicata questione delle fonti.

L’Africa, nicchia extra europea degli esteri, un mondo che affascina gli inviati in caso di guerra e i turisti in tempo di pace, ha generato, per mancanza (o impossibilità) di verifica diverse “bufale”; dalle false fosse comuni in Libia, alle diecimila vittime in due giorni dei presunti bombardamenti aerei di Gheddafi, per arrivare all’annuncio della morte di Afewerki.

Ma chi alimenta queste voci e perché?

L’Africa è stata a lungo terra di missionari e, ancora oggi, molti di loro vivendo là svolgono un encomiabile lavoro, non solo di proselitismo ma anche di aiuto pratico e quotidiano.

In Eritrea però, dopo l’indipendenza dall’Etiopia, raggiunta nel 1993 a seguito di trent’anni di dura lotta, il popolo decide di costruire un paese laico, con diversi orientamenti religiosi, tutti consentiti.

La maggior parte della popolazione si divide tra cristiani ortodossi, (copti) e musulmani, una piccola percentuale, circa 150mila, è cattolica, poche migliaia sono protestanti e animisti.

Ancora oggi in Eritrea esistono molte missioni cattoliche, tuttavia con il governo di Asmara i rapporti si sono raffreddati quando il nuovo stato ha deciso di occuparsi direttamente dell’istruzione e di nazionalizzare alcune strutture scolastiche create dagli italiani durante l’epoca coloniale.

In questo desiderio di autodeterminazione si è voluto vedere il volto tirannico del potere e si è deciso di fondare all’estero associazioni di solidarietà per “aiutare” Eritrea ed Etiopia ma soprattutto per diffondere un pensiero antigovernativo assolutamente lecito, ma non per questo esente da faziosità.

Misna (Missionary International Service News Agency) è un’agenzia “giornalistica” cattolica che riceve e diffonde le notizie inoltrate dai propri missionari.

Tali fonti, anche se di prima mano, non sono immuni da un’operazione di filtro e da sensazioni personali che ne limitano l’indipendenza.

Un giornalismo che non cerca le fonti e non si scoraggia per le ”bufale”, ha trovato un grande alleato nel passa parola del web e nell’alone di credibilità assoluta che circonda chi pubblica per primo, meglio se è una testata internazionale o un’agenzia americana, perché, evidentemente, velocità batte qualità.

La notizia della “morte” del Presidente Isaias, simbolo di questo tipo di giornalismo rapido, lontano dalle fonti, avrebbe dovuto smontarsi con l’intervista, invece si va oltre.

Il presidente non è morto, la causa dell’assenza è stato un ricovero all’estero perché “fonti anonime” ma “bene informate” assicurano che ha “una malattia al fegato aggravata da una dipendenza da alcolici”.

Si riporta inoltre, senza citare la fonte, che si pensa possibile che “l’elite militare prenda il potere nello Stato del Mar Rosso”.

Non tutti lavorano così; maggior professionalità ha dimostrato la BBC, una delle poche testate che, dopo aver anticipato la notizia della morte ha “rettificato” chiarendo che l’intervista sgombrava il campo da ogni equivoco e che i “rumors” sulla faccenda erano stati diffusi dai vari siti web e social network attivi contro il governo.

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