Liberation Pavillon e Festa (privata) dell’Indipendenza

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Asmara, 23 maggio 2012

Per la memoria di tutti e in particolare per i più giovani, quest’anno, durante le settimane che comprendono i giorni di festa per l’Indipendenza, (23, 24, 25 maggio) sono stati allestiti ad Asmara in Piazza Bahti Meskerem capannoni, Liberation Pavillon, che testimoniano e rappresentano la durezza e la fatica della vita e della lotta per l’Indipendenza ottenuta il 24 maggio 1993.

La ragazza nella foto a fianco mostra, davanti al capannone, le foglie di mekika e di giffie che, mischiate all’acqua, formano un sapone naturale e la wodaca, un cereale arricchito con i semi di teff. Il teff, importante per la ricchezza di ferro e proteine e per l’assenza di glutine, è l’ingrediente principale dell’injera, la piadina nazionale.

Trent’anni di lotta, dal 1961 al 1991 (indipendenza de facto) hanno ucciso persone e impedito ai campi di dare frutti; l’immagine dell’Eritrea anni’80 è quella di un paese dove “al posto delle colture ci sono lattine arrugginite, stivali vecchi, munizioni e bossoli di granate di tutti i tipi, razzi e bombe inesplose, ossa di esseri umani
(Due settimane nelle trincee, Alemseged Tesfai).

L’importanza della mostra è, innanzi tutto, storica, perché del periodo di lotta restano pochissime testimonianze soprattutto sull’organizzazione della vita quotidiana.

Un accenno alla quotidianità si può trovare nel diario tenuto da Alemseged Tesfai, inviato in prima linea che narra, nell’agosto del 1985, la vita nelle trincee. (Due settimane nelle trincee).

In questi appunti l’autore spiega come in ogni campo fosse allestita una cucina fatta con barili tagliati a metà per amalgamare, con la forza delle braccia, la kitcha, un impasto di cereali e acqua poi cotto su piastre arroventate col fuoco. Spesso il tomween, il magazzino militare, esaurisce le scorte di lenticchie o altro, così il pane di wodaca, la cui morbidezza è ottenuta grazie alla cottura in una grande padella (il coperchio di un barile d’acciaio modificato per lo scopo), diventa l’unica razioni per i combattenti.

Poco distante dal Pavillon, nel centro di Asmara, la sera del 23 maggio, vigilia della festa ufficiale dell’Indipendenza, le saracinesche di negozi e uffici si abbassano mentre strade, caffè e ristoranti si affollano, in attesa di partecipare alle molte iniziative di piazza…

Le vetrate di un ufficio, affacciato sulla strada, lasciano capire che all’interno il lavoro è terminato e si sta preparando una festa per condividere, tra colleghi, fierezza e gioia per la libertà che ha fondato il Paese.

Le ragazze (e i ragazzi) più giovani sono vestiti e ballano all’occidentale, così la gentilezza di un’ospitalità rubata per qualche minuto, ci permette di conoscere un aspetto diverso della festa che non è solo corale e di piazza ma anche privata, spontanea, intima, assolutamente autentica.

Qualche ora dopo, moltissimi ragazzi stretti sul marciapiede di Harnet Avenue la via centrale di Asmara, aspetteranno il turno per salire sul palco del karaoke, per divertirsi e ricordare.

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