Eritrea, “Plastic Zembil”, borse per la spesa di plastica riciclata

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Plastic Zembil Eritrea, un modo semplice per riciclare la plastica

EritreaLive, Plastic Zembil “Eritrea”, un modo semplice per riciclare la plastica

A metà Ottocento la plastica comincia a sostituire materiali più preziosi come ambra, tartaruga, avorio, solo nel Novecento, però, con i suoi vari nomi, bachelite, pvc, cellophane, nylon, fòrmica, riempirà le case europee.
Negli anni Sessanta in Italia si comprano stoviglie di “moplen” pratiche, moderne, indistruttibili, colorate, poco costose.

Oggi, pur mantenendo un buon rapporto con la plastica, sappiamo che non dev’essere dispersa perché resiste a lungo, inquinando l’ambiente. Il problema, infatti, è che la maggior parte degli oggetti di plastica sono usati una volta sola e poi gettati via. Così succede agli involucri che contengono ciò che mangiamo e beviamo che, se abbandonati in mare, possono trasformarsi, per i pesci, in trappole mortali.

La strategia per evitare danni non è l’abolizione della plastica, utilissima, ma il suo riciclo. In Italia, nel 2011, sono stati messi definitivamente al bando i sacchetti di plastica usa e getta, quelli che per anni si producevano e utilizzavano per portare a casa la spesa. Meglio tardi che mai, hanno commentato gli ecologisti, ricordando che siamo stati a lungo tra i peggiori in Europa, con un consumo annuo procapite di circa 400 buste che hanno voluto dire 300mila sacchetti da smaltire.

Così abbiamo imparato a riciclare e qualche volta il riciclo è diventato arte, in senso letterale.

Cambiando continente, l’Eritrea, esattamente dieci anni fa, è stata il primo paese in Africa a bandire i sacchetti di plastica, sostituendoli con borse di cotone o borse fatte intrecciando fili di palma, in entrambi i casi resistenti ed ecologiche.

Qui si è condotta una battaglia contro la plastica senza esclusione di colpi sia per eliminare il pericolo d’intasare grondaie e canali di scolo, sia per salvare gli animali da allevamento, da cortile e i pesci del Mar Rosso.

A distanza di anni si può dire che l’obiettivo sia stato raggiunto perché la legge che vieta l’uso di sacchetti di plastica, introdotta nel 2005, è molto rispettata e condivisa.

Certo l’uso della plastica resta, per esempio per contenere l’acqua minerale naturale, le “plastic water”, appunto.

Niente però va disperso, tutto si ricicla e anche bene.

Durante Expo2015, a Milano, ho incontrato un gruppo di donne eritree, di Asmara, che appartengono a un’associazione di ventisette donne che lavorano in cooperativa, autofinanziandosi, sostenute dall’Unione Nazionale Donne Eritree (NUEW).

Mi mostrano, anche se non sono in vendita, gli oggetti che hanno portato, bei manufatti di cotone, tovaglie ricamate, presine, grembiuli, borse grandi e piccole fatte all’uncinetto, lampade di legno e ceramica, nezelah tinte con colori naturali, sottopentola di palma dum e altro ancora.

Ma soprattutto mi colpiscono le zembil, classiche borse della spesa a due manici, stavolta però fatte di plastica riciclata.
Sono Plastic Zembil, realizzate accostando, come fossero di cotone, lunghi fili di plastica, poi colorati e armonizzati per creare disegni diversi, tutti bellissimi. Gli interni in vivaci tessuti, qualche volta lasciano trasparire le scritte originarie della plastica riutilizzata, quasi un distintivo ecofriendly.

Certo un modo semplice e intelligente per riciclare, producendo un oggetto bello, duraturo, ecologico, che ha la forza delle idee ma non ancora un brand. Le chiameremo Plastic Zembil “Eritrea”.

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Un commento

  1. ;ario Ruffin says:

    Un abbraccio alle Donne Eritree, “Lettè”, amore della mia infanzia.

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