Eritrea, la poligamia corre sul web

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Asmara, il festeggiamento al termine della funzione religiosa, fuori dalla Chiesa Enda Marian

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I rumors e le bufale alimentano il web, qualche volta mostrando un lato interessante, altre un’imbarazzante stupidità.

Appena rientrata dall’Eritrea leggo sui social network una notizia incredibile, l’obbligo per gli uomini eritrei di sposare più mogli, cioè l’obbligo alla poligamia.

So che non è vero, tuttavia la storia m’interessa non per il contenuto ma per i meccanismi che fanno correre le notizie.

Online vengono diffusi i documenti che obbligherebbero alla poligamia e gli articoli spiegano che, poiché nel paese c’è carenza di uomini e abbondanza di donne, il conto si pareggerebbe con più mogli per ciascun marito. Impossibile rifiutarsi pena la morte o il carcere a vita.

Mentre la notizia si sparge diventando virale, mi chiedo in quanti la stiano prendendo sul serio.
Certamente l’Eritrea. Non per scarso senso dell’umorismo ma per rassegnazione.

Abituata agli scoop di reportage e notizie scritte fuori dal paese che svelano al mondo malattie, colpi di stato, prigioni sotterranee, bombardamenti di miniere e altro ancora, nonostante la fama di paese chiuso, l’Eritrea risponde agli attacchi mediatici con comunicati che non sempre, va detto, sono ripresi dalla stampa internazionale.

Questa volta Yemane Ghebremeskel, ministro dell’informazione, smentisce la falsa notizia utilizzando Twitter e scrivendo: Media frenzy to parrot this ludicrous, fabricated & trite story of the Mufti’s presumed religious decree on mandatory polygamy is appalling.Tweet Yemane Ghebremaskel

Molti i tweet di eritrei indignati che ricordano la laicità del paese, il rispetto per le religioni che non interferiscono nella vita dello stato e il blogger Filmon Zerai posta l’immagine con il testo di legge che vieta la poligamia.

La stampa italiana stavolta, sentendo puzza di bruciato, lascia che con la poligamia se la sbroglino i media africani.

Per capire l’infondatezza dell’accusa è necessario un piccolo passo indietro.

Quando gli italiani nel 1890 conquistano l’Eritrea tra uomini e donne c’è una divisione di ruoli e le donne sono escluse dalla proprietà della terra, bene principale per gran parte delle famiglie. Tuttavia la condizione femminile non è pessima. Scrive l’ufficiale Ruffillo Perini nella sua analisi della società eritrea che “uomo e donna si trovano davanti ai legami matrimoniali in stato di assoluta eguaglianza ed egualmente liberi di sciogliersene quando siano loro diventati troppo pesanti, cosicché il mercimonio della donna sottoposta non vi può esistere”.

“La donna” continua Perini, “è trattata in Eritrea con una deferenza cavalleresca che si esprime anche nell’influenza che ha nella vita sociale o nel fatto che il suo consiglio è sempre richiesto e sempre ascoltato. Questo è un tratto della cultura gheez caratteristico non solo dell’altopiano ma anche delle zone dove la popolazione è nomade e musulmana”.

Negli stessi anni l’orientalista Carlo Conti Rossini scrive che la condizione della donna in Eritrea è migliore di quella esistente in alcune parti d’Europa. In Eritrea ci sono, spiega, due tipi di matrimoni, uno formale e solenne, l’altro per interesse. Il primo si basa su un patto tra due famiglie, il secondo su una convenzione per cui la donna convive con l’uomo per un certo periodo di tempo, per un compenso stabilito. Il matrimonio solenne può essere religioso, mentre l’unione de facto si chiama demoz e si distingue anche dal concubinato, unione nella quale l’uomo non ha l’obbligo della convivenza regolare con la donna che non è tenuta, come nel demoz, ai lavori domestici.

La situazione cambierà radicalmente dopo l’indipendenza conquistata dal paese nel 1991, quando le donne che avevano avuto un ruolo fondamentale nei trent’anni di lotta, si associano nell’Unione Nazionale Donne Eritree (NUEW) e chiedono la riforma dei matrimoni consuetudinari e il diritto di lavorare e possedere terra.

Come si vede cultura e tradizioni eritree sono lontane dalla poligamia, garantendo invece alle donne diritti che ancora mancano in molte parti dell’Africa. Oltre a ereditare la terra, lavorare e studiare come gli uomini, le donne eritree che hanno conquistato ruoli importanti nella vita civile e istituzionale del paese, hanno ottenuto che la legge vietasse la pratica pericolosa della mutilazione genitale femminile.

Se servisse una lente occidentale per analizzare la società eritrea prendendo gli Obiettivi del Millennio, nuovamente il ruolo delle donne risulterebbe importante. Infatti i tre obiettivi sulla salute, raggiunti pienamente, hanno al centro la donna. In Eritrea non si muore più di parto, le gravidanze sono seguite meglio, la mortalità neonatale e infantile scesa moltissimo e, non ultimo, al vertice della sanità c’è una signora, il ministro Amina Nurhussien, fiera di poter dire che nel suo paese tutti i bambini sono vaccinati e che si fanno sui piccoli anche delicati interventi al cuore.

Anche in quest’invenzione di poligamia obbligatoria c’è però una buona notizia, la rimozione del responsabile, come detto dal giornale del Kenya Business Today, ed è cosa che non capita spesso.

La rete conserverà per un po’ le divertenti (e finte ) immagini di uomini pronti a sbarcare in Eritrea per sposare più e più mogli, poi tutto sarà dimenticato.

Più complicato rimane capire i voluminosi rapporti contro l’Eritrea basati su un sistema non del tutto diverso: fonti anonime, numerosissime, che non fanno dichiarazioni sulla poligamia ma sul paese-prigione. In entrambi i casi le dichiarazioni delle fonti non sono verificate all’interno del paese, evitando di chiedersi se sia lecito scrivere di ciò che non si è visto. Non che stare sul luogo sia una bacchetta magica per la verità, le opinioni potranno continuare a essere diverse ma almeno si saprà di che si parla.

Oggi però gli eritrei in patria e all’estero hanno imparato a usare media e social network per raccontare com’è il loro paese, per dire come lo vorrebbero e per cosa hanno combattuto i loro genitori.
La stampa deve rassegnarsi: sarà sempre più difficile accusarli di poligamia…

Marilena Dolce
@EritreaLive

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2 Commenti

  1. Enrico Sebastiani says:

    Ben tornata Dott. Dolce,

    Grazie per aver chiarito la cultura della famiglia in Eritrea. Mi piace quando mette in evidenza ciò che ha scritto l’ufficiale italiano Ruffillo Perini nel lontano ‘900.
    Grazie ancora per aver insegnato tutti la nostra storia.

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