Eritrea, Festa dell’Indipendenza 2012

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Il Carnival di Asmara

I festeggiamenti per l’Indipendenza dell’Eritrea, sono osservati dagli stranieri, soprattutto se italiani, con un guardingo sospetto.

Noi europei e sicuramente noi italiani viviamo con minor entusiasmo storico il passato e
con grande ansia il presente. Il festeggiamento per la nostra liberazione dal fascismo è ormai considerato interessante, più per vicende di calendario e possibili ponti che per il desiderio di partecipare ad eventi collettivi, di piazza.

In Eritrea non è così. La giovane indipendenza (l’Eritrea diventa nel 1993 il 53° Stato Africano) riempie le strade di orgoglio nazionale, di desiderio di festeggiare una libertà ottenuta a caro prezzo, dimenticando per qualche giorno le difficoltà quotidiane.

Harnet Avenue il lungo Viale della Libertà, che ha riconquistato un nome, dopo essere stato, fino al 1941, Viale Mussolini, poi Corso Italia (1952), Heile Sellassie (dal 1952 al 1974) e National Avenue (dal 1974 al 1991), alle cinque di pomeriggio del 23 maggio, vigilia dell’Indipendenza ufficiale, ferve d’attesa e la gente si prepara al di’ di festa.

Il percorso transennato si snoda da Sematat Avenue, fino alla storica Piazza Bathi Meskerem che ricorda, con la data del 1 settembre 1961, l’attacco a una stazione di polizia del bassopiano e l’inizio della lotta armata per conquistare l’indipendenza del Paese.

La strada è occupata dai carri e dalle scenografiche coreografie danzanti, ma il vero spettacolo, forse, è l’entusiasmo contagioso della gente che riempie le scalinate del Cinema Roma e della Cattedrale, gli spartitraffico e le terrazze.

Tutti gli eritrei festeggiano il Carnival, organizzato quest’anno dal National Confederation of Eritrean Workers

La sfilata comincia quando è buio, i carri, nuovi e d’epoca, arrivano cronologicamente, prima quelli realizzati negli anni Novanta, poi quelli legati all’attualità.

Tra i carri più vecchi sfila quello sul quale il cammello, simbolo dell’Eritrea, mangia il leone etiope, mentre tra quelli più nuovi vi sono i carri con la rappresentazione dell’estrazione dell’oro, della Compagnia dei telefoni Eritel, sponsor della squadra di ciclismo, della conceria nazionale e quello di Abba Sciaul, rappresentato da una tipica abitazione, che sfila con l’orgoglio dignitoso di chi non vuole essere ghetto.

La storia di questo quartiere è interessante; le antiche planimetrie della città testimoniano che fin dall’inizio l’Italia aveva deciso di dividere gli abitanti della nascente città di Asmara in zone, a nord gli eritrei, a sud i nazionali.

In seguito questo criterio di zonizzazione si affinerà e le aree diventeranno quattro, la prima residenziale, riservata a italiani e stranieri (occidentali), la seconda mista, per europei, eritrei e assimilati, riservata a chi, per lavoro, doveva stare vicino alla zona uno, la terza solo per eritrei, la quarta industriale e suburbana.

Il regolamento edilizio è preciso e stabilisce norme per la tipologia di costruzioni nella zona uno: cubatura, altezza, giardini, distanze e proporzioni, servizi igienici e pavimentazione mentre è inesistente nelle altre zone, soprattutto quella destinata agli eritrei denominata, nel suo insieme, Abba Sciaul, cioè hic sunt leones.

Ancora oggi Abba Sciaul è una delle zone più povere di Asmara, ma la vista dall’alto della sua collina toglie il fiato; i colori sono fortissimi, il rosso intenso della terra il blu del cielo, il verde dell’eucalipto, lo stralcio d’azzurro dei tucul.

Per questa zona ora esiste un progetto di recupero conservativo; si vogliono portare le infrastrutture che mancano senza stravolgere la planimetria esistente, conservando la storia per non distruggere le radici.

Asmara, piccola città di provincia che conquista, dai suoi 2400 metri di altezza, per eleganza, dignità, pulizia e clima ideale, dal 23 al 25 maggio si illumina, senza retorica, per una lunga notte di suoni, balli, luci e colori, naturalmente quelli della bandiera.

Tutta l’Eritrea festeggia, non solo la capitale; a Keren la piazza principale il Girofiorito italiano, antesignano delle attuali rotatorie, è addobbata a festa, così Massawa e gli altri centri.
Forse a non festeggiare è la Chiesa Cattolica, i missionari Comboniani che non hanno capito la scelta laica del governo e non hanno perdonato all’Eritrea di averli estromessi dalla formazione dei giovani. Un risentimento ampiamente divulgato che ogni anno preferisce raccontare la storia di una festa sommessa, senza gioia alcuna.

Gli italiani però dovrebbero sapere che l’Eritrea (ex colonia), consente alle proprie nove etnie assoluta libertà religiosa e che la maggioranza della popolazione non è cattolica, ma islamica o cristiana, soprattutto copta, una minoranza è protestante e un piccolo gruppo animista.
Le missioni sono ancora presenti, senza scuole confessionali che aprirebbero un varco a richieste fondamentaliste che l’Eritrea vuole evitare.

I canti e i balli sono autentici, non di regime. Quella per l’indipendenza è una manifestazione bella, sentita e amata da chi vive quotidianamente la fatica di far crescere, con le proprie mani, un paese giovane costretto a scavalcare in fretta molti difficili gradini.

Ecco perché non è giusto coprire la voce di chi canta per la libertà del proprio paese, di chi arriva in Eritrea dall’Europa e dall’America, approfittando dell’Indipendenza magari per vedere i parenti, ma soprattutto per ricordare la propria partecipazione femminile alla conquista dell’indipendenza, come raccontano le donne del Circolo Bologna di Asmara, mentre offrono agli ospiti occidentali injera e zighinì.

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