Eritrea: Expo2015, conto alla rovescia

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Eritrea Padiglione esterno ExpoMilano2015

Giunti quasi al termine di Expo (1 maggio – 31 ottobre), innescato il conto alla rovescia, stiamo assistendo a un finale con il botto, almeno per numero di visitatori che oltrepassano i tornelli.

Partita un po’ in sordina tra polemiche e ritardi ripresi sul filo, l’Esposizione si è organizzata strada facendo e tra scolaresche, carte scontate per gli over, biglietti omaggio 0-3 anni e convenzioni aziendali, sta riempiendo il Decumano, la lunga via che l’attraversa, di folla allegramente festante.

Code chilometriche per entrare a Palazzo Italia e lunghe attese per quasi tutti i padiglioni, soprattutto per quello del Giappone che ogni tanto deve appendere un cartello con l’avviso: “Per ordine di Expo SpA, il teatro con spettacolo finale dal vivo è CHIUSO”, deludendo chi si era programmato la visita su consiglio di “Expo: io ci sono stato e tu?”.
Sembra che motivo del lento scorrere fossero i dieci minuti di spettacolo, troppi per l’incalzante ritmo di Expo.

Camminando per padiglioni e cluster si ha l’impressione che accenti e volti stranieri siano diminuiti. Quasi del tutto assenti gli africani in visita, eccezion fatta per i National Day.
Si sentono invece dialetti e accenti di tutta Italia. Sono giornate ancora calde ma mangiare un gelato di Grom, vuol dire mettersi nuovamente in fila, cosa un po’ buffa, visto che, come obiettava una ragazza, ha lo stesso sapore di quello che si può gustare in città, naturalmente senza code.

Quest’entusiasmo è senza dubbio frutto del passaparola e del lavoro capillare di media e social che hanno pubblicizzato i temi dell’esposizione: importanza di un’alimentazione sana, lotta alla mancanza di cibo, preparazione di un mondo più sostenibile.

Il senso di “Nutrire il pianeta, Energia per la vita” è stato sviluppato ben oltre dibattiti, conferenze, workshop e panel. Sono stati programmati eventi, concerti, parate, spettacoli e persino show cooking, in modo da raggiungere il maggior numero di persone, molte delle quali perciò hanno deciso di venire a vedere, prendere treno, macchina, persino aereo e arrivare a Milano per partecipare a Expo, qualche volta semplicemente per portarsi a casa una foto davanti all’Albero della Vita, visto così tante volte in televisione.

I venti milioni d’ingressi preventivati saranno stati raggiunti? Per il momento non ci sono dati ufficiali, si parla, però, di ventun milioni di persone, un bel numero.

Insomma, sembrerebbe che ExpoMilano2015 sia riuscito a condurlo il “gran ballo” .

Dal tempo della prima “Campionaria”,nel 1920, la città non vedeva un entusiasmo così contagioso per una fiera.

Giuseppe Sala, ex manager Pirelli, poi Telecom, direttore generale del Comune di Milano e ora Commissario unico e amministratore delegato di Expo2015, dal momento dell’incarico a oggi, ha risolto problemi, tagliato eccessi, dribblato polemiche e pedalato lungo la (parziale) via d’acqua durante un’assolata giornata estiva, chapeau!

Molti sono i paesi che hanno partecipato a Expo, “53 padiglioni self built” si legge nella pagina del sito. E se alcuni di loro, per chi vive in Europa, sono più vicini e facilmente raggiungibili per altri, come quelli africani, l’esposizione ha potuto essere l’occasione per una prima conoscenza.

Interessante incontrare i paesi che compongono i nove cluster, ciascuno con un tema che li accomuna: riso, cacao e cioccolata, frutta e legumi, zone aride, caffè, cereali e tuberi, bio-mediterraneo, isole, mare e cibo.

È interessante osservare l’area comune e poi entrare nei singoli padiglioni, magari per scambiare qualche parola con le persone del Paese che hanno avuto il compito di rappresentarlo. Spesso sono seconde generazioni che studiano in Italia o in Europa, disponibili a parlare e a rispondere alle domande.

Un’altra estemporanea novità di questi ultimi giorni è il suk che si è formato sulla porta di molti padiglioni africani, quasi sempre ad animarlo sono donne in abito tradizionale che vendono artigianato locale. Qualcuno arriccia il naso, le maestre, con le code di bambini, passano oltre perché, commentano, “non c’è niente da vedere”, invece questa è un’anima autentica, non per i prodotti in vendita, ma per lo spirito che ripropone il “mercato” e le tradizioni dei singoli paesi, tatuaggi con l’hennè, decorazione delle unghie, un buon tè.

Davanti al padiglione Eritrea, cluster Zone Aride, invece non c’è mercato ma un buon profumo di zighinì che, con il sole milanese di ottobre, fa pensare di essere nella capitale, ad Asmara.

Anche qui la gente è tantissima. Entrano, si fermano a leggere la storia di mogogo, la cucina economica efficiente, sicura, che rispetta l’ambiente e le donne, consuma poco e si può imparare a costruire da sé con minima spesa.

Pur essendo primo pomeriggio nel padiglione c’è ancora gente che aspetta di assaggiare le specialità eritree, perché all’interno c’è una piccola (pulitissima!) cucina che propone, e fa conoscere ai visitatori, la tradizione dell’Eritrea, anche attraverso il cibo.

Seduto ai tavolini c’è chi ha scelto di mangiare injera e zighinì versione vegetariana, oppure chi si è fermato perché già conosce la buona cucina di “Adulis”, ristorante di Milano distaccato a Expo, o ancora perché ha trovato che i prezzi fossero buoni.

“Cucinare per Expo è stata una bella fatica”, mi dice la cuoca mentre non smette di lavorare perché sono le quattro del pomeriggio e bisogna cominciare a preparare i pasti serali. “Quanti pasti servite ogni giorno?” Le chiedo. Lei ci pensa un attimo poi mi risponde sorridendo: “Non so, ma non ho mai cucinato così tanto!”.

Passa dal padiglione anche qualche italiano nato ad Asmara che ha parole dure sull’Eritrea di oggi e se ne va rapido, non potendo evitare di portar con sé oltre alla malinconia, l’inconfondibile aroma di berberè.

Marilena Dolce
@EritreaLive

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2 Commenti

  1. mia figlia e passata tornata tristi

  2. Tekle Haile says:

    Ho visitato L’expo 2015 , come eritreo sono rimasto molto amareggiato al padiglione eritreo non c’era niente peggio del periodo dell’indipendenza, deludente non solo arrabbiato, arrabbiatissimo. Era meglio l’expo di Asmara degli anni 70 quando c’era Haile Sellasie expo competitivo. Ora una delusione totale povera Eritrea e poveri noi Eritrei . Rinascerà dopo la venntennale dittatura di un regime repressivo e arrogante. Viva l’ Eritrea e il suo popolo orgoglioso

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