Eritrea e Ue, i motivi per cui si emigra

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©EritreaLive,Asmara, Harnet Avenue, passeggiate serali

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera che la comunità eritrea in Italia ha inviato a Jean Claude Junker, presidente della Commissione Europea, che nel suo discorso ha chiesto all’Europa di essere unita e solidale per proteggere chi fugge da guerre e persecuzioni, aggiungendo che gli eritrei fuggono dalla dittatura.
La comunità eritrea in Italia contesta quest’affermazione, condividendo invece il giudizio di Danimarca e Inghilterra che, dopo i loro viaggi in Eritrea, hanno detto che la causa dell’emigrazione è la povertà.

La Comunità Eritrea in Italia le scrive per esprimerle il suo rammarico per le parole da lei espresse davanti alla sessione plenaria del Parlamento Europeo sulla crisi dei rifugiati.

Lei ha liquidato il problema dell’immigrazione proveniente dall’Africa dicendo: “la dittatura in Eritrea”.

Troviamo la sua affermazione frutto di un ragionamento affrettato o quantomeno superficiale e questa discriminazione ci ha feriti non solo come eritrei ma anche come cittadini europei.

Vede, le vere vittime della piaga dell’immigrazione che affligge in questo momento il nostro paese e l’intero continente africano siamo noi eritrei della diaspora che da anni combattiamo per fermare proprio l’esodo dei nostri giovani, poco importa se migliaia di etiopici si fanno passare per eritrei gonfiando i numeri e le cifre in mano all’UNHCR.

Noi eritrei della diaspora siamo i primi a essere stati coinvolti in questo traffico di esseri umani in quanto ricattati dai trafficanti a dover sborsare i nostri risparmi perché sono i nostri figli e nipoti, attratti dall’opulenza nord europea, a voler venire qui. Se calcolasse mediamente 10.000 euro a persona per quel viaggio infernale e lo moltiplicasse per il numero di persone sbarcate finora, forse avrebbe un’idea di quanto la diaspora eritrea in Europa sia stata derubata. Ma è della vita dei nostri giovani che c’ importa perché molte sono le famiglie che hanno subito gravissime perdite nel Mar Mediterraneo.

Perciò, a maggior ragione, concordiamo con lei quando dice di voler creare un canale di immigrazione legale, sono anni che chiedevamo il ripristino, per esempio, dei visti per ricongiungimento familiare cancellati da tutte le ambasciate europee presenti in Eritrea e nei paesi limitrofi. Questo canale diplomatico non solo risolverebbe la sicurezza del viaggio per i nostri ragazzi ma, soprattutto, toglierebbe di mezzo quei trafficanti di esseri umani che da anni ci stanno dissanguando.

Il riconoscimento dello status di rifugiato ai soli eritrei, prima facie, non ha certo giovato alla nostra causa anzi ha reso vano ogni tentativo di fermare il flusso degli eritrei. E quando si individua l’Eritrea come unico paese africano che esporta migranti, di fatto, diventa l’ennesimo pull factor che richiamerà altri arrivi e costringerà la nostra comunità ad altre sofferenze e debiti che alimenteranno il business del traffico di esseri umani.

Noi lo diciamo chiaramente che non ci sono gli estremi per concedere lo status di rifugiato politico ai nostri giovani. A casa loro non sono perseguitati né oppressi, a meno che non venga considerato lesivo per i loro basilari diritti umani il servizio nazionale che ha permesso la costruzione di oltre 400 dighe per raggiungere l’ultimo degli obiettivi del millennio UNDP: la sicurezza alimentare.

Noi siamo d’accordo con il rapporto della Danish Immigration Service e degli inglesi New Home Office Guidelines che definiscono l’immigrazione dall’Eritrea motivata al 99% da cause economiche perché è vero che l’Eritrea è ancora un paese povero. La nostra povertà è la mancanza di lavoro che, purtroppo, fa da push factor all’immigrazione e la situazione con i nostri vicini non aiuta di certo. Nonostante il servizio militare sia tornato a essere di diciotto mesi la prospettiva di un’altra guerra con l’Etiopia non incentiva i ragazzi a restare in Eritrea.

Ripetutamente l’Etiopia torna a minacciare una nuova guerra (come di recente ha fatto il primo ministro Hailemariam al Parlamento etiopico) e di fatto mantiene volutamente uno stato di non pace e non guerra per svuotare il nostro paese dai suoi giovani.
Siamo d’accordo con lei quando dice di voler risolvere il problema dell’immigrazione alla radice e, per quanto riguarda il nostro paese, la soluzione non potrà che partire dagli accordi di Algeri.
L’UE in questo faceva da garante ma, a tutt’oggi, non è riuscita a far rispettare quelle decisioni “finali e vincolanti” della Commissione EEBC delle Nazioni Unite e ad obbligare al rispetto delle regole internazionali l’Etiopia che da 13 anni viola ed occupa i territori sovrani eritrei.

È con il doveroso impegno dell’UE e il suo costruttivo coinvolgimento nello sviluppo in Eritrea, mirato a creare lavoro per i giovani, che noi eritrei della comunità in Italia siamo convinti si riuscirà finalmente a fermare la migrazione dal nostro paese.

Coordinamento della Comunità Eritrea in Italia

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Un commento

  1. girom abrham says:

    io sono da cordo la verita deve uscire

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