Asmara, un vestito su misura

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Asmara, Cattedrale © Michele Pignataro, 2012

Nel centro di Asmara, vicino alla Cattedrale, in Dankal Street si trova la storica Sartoria Giovanni Mazzola, dal 1960 abiti su misura per uomo.    

In Italia il sarto, travolto dal prêt-à-porter, dopo essersi rifugiato nella nicchia del lusso per pochi, sopravvive, come specie protetta, per vestire eleganti e danarosi signori, cui l’abito su misura regala un’aura senza tempo, naturalmente british style.

Il sabato pomeriggio è un buon momento per la sartoria Mazzola; Asmara è piena di gente che passeggia, guarda le vetrine, siede nei Caffè, per qualche elegante signore c’è tempo per acquistare o indossare un abito messo in prova.

Neanche qui però la vita è semplice. Ridendo Giovanni mi spiega che, per i bravi sarti, mala tempora currunt, perché si chiede di rimettere a modello e modificare vestiti cinesi con cuciture incollate, che non è un ossimoro ma una realtà stilistica, almeno per i vestiti cinesi cui Mazzola si rifiuta di mettere mano.

Un buon vestito, mi spiega, si fa con buone stoffe come il kid mohair made in England, e  non s’incolla ma si cuce con vecchie Necchi che non tradiscono il lavoro.

L’abito che nasce nel laboratorio Mazzola è una creazione, come direbbero le cartelle stampa degli stilisti del made in Italy, realizzata interamente a mano, con forbici, segni tracciati con gesso bianco, impunture, asole e occhielli cuciti a mano, spacchi aperti per le maniche e stiratura perfetta, con ferri antichi.

Mentre mi aggiro per il negozio e per il laboratorio, Giovanni mi racconta la sua storia un po’ classica e un po’ inconsueta, con circospezione però, perché sa che i giornalisti non scrivono quello che dici ma quello che preferiscono loro.

Figlio di un papà italiano e di una mamma eritrea Giovanni è un ragazzino sportivo, atletico, che corre in bicicletta, e che negli anni Sessanta vince una gara di ciclismo da Asmara a Elabered. 

Nel 1960 partecipa alle Olimpiadi di Roma, un momento che ricorda ancora con commozione per aver potuto abbracciare Abebe Bikila, l’etiope vincitore della maratona che entrerà, scalzo ma trionfante, nella storia dello sport.

E, del resto, un giovane sportivo ed eritreo non poteva non emozionarsi per la storia di Abebe Bikila che, a ventott’anni, è il primo africano a salire sul gradino più alto del podio olimpico, diventando, con il suo numero 11, un simbolo per la corsa e per l’Africa.

Roma, Olimpiadi 1960, Giovanni Mazzola porta in trionfo Abebe Bikila.

Giovanni decide di rimanere in Italia e a Bologna trova lavoro presso una famosa sartoria, per imparare un mestiere che non abbandonerà più.

Durante i lunghi e difficili anni successivi, prima dell’indipendenza del 1993, Giovanni Mazzola, rientrato in Eritrea, si occupa di sport, allena i giovani nell’atletica e nel ciclismo, organizza gare, ultima quella del 2010 a Keren, di automobili e moto. Nel 2001 sponsorizza il Giro d’Eritrea di ciclismo.

Quando il suo Paese dovrà combattere un’altra battaglia, contro il terreno reso sterile dai lunghi anni di guerra, Giovanni, aiuterà a piantumare le Moringa, piante dalle importanti proprietà adatte  per alleviare la malnutrizione infantile e le Flamboyant, stupendi alberi del fuoco dai magnifici fiori rossi che corrono lungo i viali di Keren.

Prima di salutarlo gli chiedo perché non portare virtualmente in Italia la sua sartoria.

In tempi di body scanner l’uomo italiano in cerca d’eleganza potrebbe aggirare l’effetto Fantozzi-Filini in frac d’affitto inviandogli le misure, rilevate dal futuristico cilindro che fornisce una sartoriale carta d’identità personalizzata. Il vestito su misura, made in Asmara, diventerebbe allora una realtà; lui ride, però, forse, un testimonial doc, non Banderas già impegnato con i biscotti, lo convincerebbe.

Sartoria Mazzola, libro di modelli

 

 

 

 

 

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2 Commenti

  1. E’ triste leggere che l’aura conferita dagli abiti di un sarto italiano ad Asmara sia…”british style”…

    • Marilena Dolce says:

      Grazie per aver letto questo “vecchio” articolo. Però in realtà scrivo che in Italia si veste in “stile inglese”, mentre Giovanni Mazzola, grande sarto, ad Asmara veste i suoi mioltissimi clienti in “stile italiano”. Infatti ha imparato a tagliare e cucire in Italia…Spero di aver attenuato la tristezza. md

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