Alberghi italiani in Eritrea, la catena C.I.A.A.O

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Hotel CIAAO, Asmara, Eritrea

Hotel CIAAO, Asmara, Eritrea-cartolina d’epoca

Con la conquista dell’Etiopia e la proclamazione dell’Impero, 9 maggio 1936, il regime fascista raggiunge l’obiettivo di avere nel Corno d’Africa un unico territorio coloniale che, senza soluzione di continuità, va dal Mar Rosso all’Oceano Indiano.

Potevano quindi svilupparsi gli ambiziosi piani di colonizzazione, sia sul piano industriale, sia su quello agricolo, cosa che avrebbe però reso necessari forti investimenti in infrastrutture, in primis quelle per le vie di comunicazione stradali e ferroviarie.

A questi piani si aggiungeva la necessità di potenziare e rafforzare sia la presenza militare sia quella civile amministrativa.
Tutto ciò avrebbe determinato un prevedibile afflusso di decine, forse centinaia di migliaia di lavoratori italiani e perché no? Di turisti, anche stranieri.

Occorreva pertanto intervenire creando un’adeguata offerta alberghiera.

Così il 21 ottobre 1936 nasce a Roma, con capitali pubblici, C.I.A.A.O, Compagnia Immobiliare Alberghi Africa Orientale e, dopo pochi mesi, si acquistano o si costruiscono alberghi nelle principali città e cittadine dell’Impero, pochissimi dei quali avranno un nome, ritenendo di sufficiente appeal l’acronimo C.I.A.A.O, un po’ come accadde negli anni ’60 in Italia con i Motel AGIP o la catena Jolly.

Per la progettazione si ricorre ad alcuni dei migliori architetti e ingegneri dell’epoca, come il messinese Vincenzo Pantano, il romano Arturo Hoerner e Rinaldo Luigi Borgnino.  A loro si devono i primi alberghi costruiti in Eritrea.

Come accennato, la compagnia inizialmente acquista alberghi già esistenti, per esempio l’Hamasien di Asmara sorto nel 1935.

Tra il 1938 ed il 1939 sono inaugurati diversi alberghi in Etiopia, sia nella capitale Addis Abeba, sia a Gondar, Dessiè, Gimma e Dire Daua.

Alla fine del 1940 la Compagnia aveva in Africa Orientale ben 14 alberghi: 710 camere, 1075 letti, un cinema e una piscina, per un giro d’affari che, nel 1939, supera  i 17 milioni di lire.

Lo sviluppo dell’attività rende necessario, nei primi mesi del 1940, un aumento di capitale proposto dal ministro delle finanze Thaon de Ravel e dal ministro dell’Africa Italiana Attilio Terruzzi, con un provvedimento di legge, cui ne fa seguito un altro che prevede una serie di agevolazioni tributarie.

Come usava all’epoca, si pensò anche di ordinare etichette adesive da applicare ai bagagli dei viaggiatori, molte delle quali furono commissionate alla stamperia Fratelli Rainoldi Donadio di Napoli.

Dopo la fine della guerra molti di questi alberghi rimasero in esercizio, quasi tutti con un nuovo nome, come il C.I.A.A.O di Asmara, ribattezzato Selam Hotel, albergo di prima categoria, con 71 camere, 109 posti letto e un organico di 49 persone, 41 del luogo.

Non fu così per il C.I.A.A.O di Massaua, che invece mantenne la sigla originaria fino al 1963 quando già era diventato “centro ricreativo” per i militari statunitensi della Kagnew Station di Asmara subentrati agli inglesi che, nel 1941, avevano mantenuto l’importante stazione radio italiana, Radio Marina.

Dopo la partenza dei militari statunitensi, l’albergo viene nazionalizzato, ristrutturato e ribattezzato Red Sea Hotel, nome che ha ancora oggi. Durante gli ultimi giorni della guerra d’indipendenza, nel 1993, fu oggetto di pesanti attacchi con armi leggere e persino cannoni, subendo gravi danni. Alla fine degli anni’90 però riaprirà, completamnte risistemato.

Quella degli alberghi costruiti dagli italiani in Eritrea è una storia interessante, ancora da scrivere, come molte delle storie eritree.  Sarebbe bello che queste righe ne fossero l’introduzione, contribuendo a smuovendo  i vostri ricordi per condividerli, insieme alle immagini, e cominciare un racconto…

©Vincenzo Meleca
vincenzomeleca@yahoo.it
Si ringrazia il sito Il Corno d’Africa per la gentile concessione dell’estratto:
http://www.ilcornodafrica.it/lav-melecaciaao.pdf

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